30
marzo 2011

RICKY DI PORTANOVA: SUN, SEX E SPAGHETTI

ovvero: come il magnate del petrolio Hugh Roy Cullen e una conturbante fanciulla texana riscrissero il destino di un semisconosciuto gioielliere romano
Posted by il 30 marzo 2011

Enrico di Portanova (detto Ricky) era nato a Los Angeles, in un giorno – volutamente imprecisato – a cavallo tra gli anni ‘30 e ‘40, e vi aveva trascorso i primi anni della sua giovinezza.

Fu però presto condotto a Roma da suo padre, il playboy italiano – attore e sedicente barone – Paolo Di Portanova, che dopo la separazione dalla moglie preferì allevare Enrico ed il fratello Ugo, affetto da un grave handicap mentale, sotto il salubre sole capitolino piuttosto che all’ombra pesante della madre Lillie Cranz Cullen, secondogenita del magnate americano del petrolio Hugh Roy Cullen, non meno eccentrica di quanto presto si rivelerà Enrico, nè meno folle di quanto sembrava esserlo Ugo.

L’aspetto fatale di Ricky, i suoi inconfondibili baffetti (direi quasi da sparviero), la sua cultura raffinata, l’amore per le donne ed i motori, e tutta l’atmosfera di piaceri respirata al seguito del padre, sembravano aver già disegnato per Ricky la prospettiva dell’enfant doré prima ancora della grande svolta della sua vita: quella occorsa alla morte del nonno, nel 1957, da cui riuscì, con una vicenda giudiziaria interminabile, ad ereditare una fortuna a dir poco fiabesca.

Nel 1961, dopo essersi “accontentato” per qualche anno di ricevere una rendita di 5000 dollari al mese dal fondo incaricato di gestire il patrimonio Cullen, Ricky comprese infatti la reale entità della posta in gioco, e lasciò Roma ed i suoi affari di mercante di gioielli, per proiettarsi in America deciso a reclamare la giusta fetta di eredità per sé e per il fratello Ugo.

Alla fine degli anni ‘70, dopo una battaglia legale quasi ventennale che ha segnato la storia del diritto negli Stati Uniti, la sua rendita mensile decollò a 1,2 milioni di dollari, mentre la sua fortuna iniziava ad assommare a 50 milioni di dollari. Cifre importanti, specialmente per quei tempi, ma ancora molto lontane dai 2 miliardi di dollari rivendicati da Roy Cohn, avvocato dei fratelli Di Portanova, che pretendeva dal fondo Cullen come equa parte di eredità. Nel 1984, un accordo amichevole con il fondo Cullen concluse la vicenda, alleggerendo Ricky di ogni preoccupazione finanziaria futura e permettendogli di dedicare tutta la sua vita a celebrare il piacere di vivere e quello di ricevere, nelle sue residenze di Roma, Houston, Montecarlo e – naturalmente – Acapulco, tra le quali si spostava con il proprio jet privato “Barefoot Contessa” (contessa scalza).

Dopo un primo tempestoso matrimonio con la cestista jugoslava Ljuba Otanovic (o forse Otasevic?), da cui divorziò nel 1972, sposò nel 1973, in seconde nozze Sandra Hovas, una texana giunonica e voluttuosa, figlia del proprietario di una catena di negozi di arredamento di Houston, con cui formò una delle coppie più glamourous del Jet Set internazionale. Una frase confidata nel 1984 da Enrico a Charlotte Curtis del New York Times basta a riassumere lo spirito opulento ma anche naif del loro stile di vita: “abbiamo così tanti bagagli che il nostro aereo privato non è più sufficiente, quindi li inviamo insieme ai domestici sulle linee aeree regolari”.

Se fino ad allora il motto ripetuto dal Barone era stato “Sun, Sex, and Spaghetti” ora una nuova parola aggiungeva significato alla seconda S nella triade della sua vita: Sandra. L’incontro con la Hovas è infatti l’inizio di un capitolo decisivo della storia del Barone e capace di aggiungere una sfumatura rosa all’inesauribile arcobaleno della sua favola per i 27 doratissimi anni che trascorsero insieme, interrotti solo dalla morte di entrambi nel 2000.

Fu nella proprietà di Houston, in Texas, che il 28 febbraio del 2000 il Barone dovette arrendersi ad un cancro alla laringe e abdicare malvolentieri a quella vita e a quel mondo che aveva così profondamente amato, all’età – dichiarata – di 66 anni. Poche settimane dopo anche Sandra morì per un cancro al cervello. Si concluse così un matrimonio unico, e una storia straordinaria ed irripetibile che oggi soltanto la casa di Acapulco può ancora sussurrarci, se sapremo ascoltarla.

Per saperne di più:

Francesco Catalano

Marketing manager per passione, interior designer per natura, blogger e autore per destino, vive tra un villaggio nel sud della Francia e l’Emilia Romagna. Direttore Marketing e Comunicazione di Novoceram, la più antica manifattura ceramica francese, studioso di marketing esperienziale e autore del primo libro sui Temporary Store. Accanto all’attività manageriale, svolge anche quella di interior designer nel suo studio dove applica i principi del marketing esperienziale alla progettazione di interni residenziali e commerciali. I suoi progetti hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali, tra cui la prestigiosa Etoile dell’Observeur du Design.
www.francescocatalano.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *