05
giugno 2011

ARABESQUE OGGI: IL MISTERIOSO DESTINO DELLA FANTASIA

ovvero: come Cupido non abbia perso tempo a ricollocare lo strale che aveva funzionato con Ricky e Sandra Di Portanova, mentre Arabesque attende ancora un nuovo am(at)ore
Posted by il 05 giugno 2011

Completamente assorbiti dalla propria frenetica e fantastica vita mondana i Di Portanova non ebbero mai figli. Alla morte della Baronessa Alessandra, avvenuta nel 2000, Villa Arabesque è passata quindi nelle mani del fratello, Gregory Hovas. Come in un sortilegio che si rinnova, la saga di Enrico e Sandra sembra rivivere i suoi riflessi nel nuovo destino di Arabesque. Ancora una volta è una eredità importante – stavolta proprio quella di Ricky – a innescare l’incantesimo (come a suo tempo accadde con quella di suo nonno Hugh Roy Cullen). Ancora una volta è un amore improvviso e flamboyant, condito di eccentricità e di un’estetica spavaldamente libera dai crismi del buon gusto standard, a indurre i nuovi padroni di Arabesque a ridarle nuovo smalto.

Gregory Hovas, incontra infatti sul letto di morte della sorella e del cognato la bellissima Jana Jaffe, figlia del tycoon texano Morris Jaffe, intima amica dei baroni e appariscente presenza di molte notti di Arabesque. La sposerà poche settimane dopo, nel settembre 2000, dopo aver lestamente lasciato la moglie Carla. Anche per Jana questo non è il primo matrimonio: all’attivo ne ha già un paio, ed entrambi – sia lode alla coerenza – con due degli uomini più ricchi del Messico (un terzo se lo era già accaparrato in seconde nozze sua madre Jeanette Longoria, casomai qualcuno si stesse domandando da chi avesse ereditato questo talento). Inizia con loro una nuova epoca per Arabesque: un anno dopo la morte dei baroni Greg e Jana si installano ad Acapulco e avviano una drastica serie di opere di ristrutturazione.

Le analogie con Ricky e Sandra non mancano, come lascerebbero supporre le controverse foto di Daniela Rossell che li immortalano in tenute e travestimenti orientaleggianti: senza dubbio anche loro amano il sole, il gioco e – probabilmente – gli spaghetti. Eppure alla mondanità 24/7 dei baroni, Greg sembra preferire uno stile di vita più semplice e disinvolto. Parlando della villa, confessa infatti a Molly Glentzer dello Houston Chronicle: “It attracts people to us. The phones ring off the wall all day with people wanting to come over or spend a week, I want peace back in my life.” In cambio della pace, Arabesque viene così messa in vendita a 29 milioni di dollari.

La ristrutturazione continua ugualmente, ed assume anzi proporzioni impreviste: Hovas si aspettava di dare qualche pennellata qua e là per vendere meglio la casa, ma si ritrova avvolto di murales e trompe l’oeil variopinti in cui spuntano qua e là il suo volto e quello della audace consorte. Anche gli intricati bassorilievi del Poseidon assumono i colori intensi del mare a cui già si ispiravano le forme, mentre la sala da pranzo si ritrova il soffitto a cupola rivestito in foglia d’oro e il muro principale inondato di effigi di odalische: una metamorfosi talmente decisa da doverla addirittura ribattezzare “The Harem Bar”. Il gusto della moglie, riconoscibile a chiunque avesse scorto anche solo uno spiraglio del suo appartamento newyorkese (la splendida Jana è convinta di essere la reincarnazione di una schiava di colore ed esprime questo suo coté circondandosi di mori veneziani, negresse montate ad abat jour ed altri oggetti di analogo tenore decorativo) pervade ogni stanza della villa.

Se i Di Portanova avevano preservato il candore assoluto dei muri e rivestito ogni divano di tessuti immacolati, nell’epoca di Greg e Jana sono i colori ad aver preso il comando, forse per calcolo (più facile così attirare uno dei rari potenziali acquirenti disposti a sborsare 29 milioni di euro per mettere le mani sulla Villa, di più probabili origini e gusti mediorientali o esteuropei) o forse per nostalgia e metafora delle variopinte personalità dei padroni di casa. In molti hanno criticato la scelta di Jana e Greg di privare Arabesque di quella candida atmosfera monocroma che tanto doveva piacere ai Baroni, ma a me viene più spontaneo leggerci il solo modo possibile per restituire alla casa quella vivacità che prima della loro scomparsa erano gli stessi Ricky e Sandra ad aggiungerle, con la loro inesauribile esuberanza.

Contrappasso curioso: uno dei pochi tocchi di colore della villa ai tempi dei Di Portanova era il grande ritratto di Sandra dipinto su piastrelle nel salone principale, ora sostituito da una composizione di specchi. Per molti un colpo di spugna al passato, ma in fondo potrebbe esistere oggi un miglior ritratto di Sandra e Ricky dell’immagine della stessa Arabesque riflessa in quello specchio?

Come altre rare dimore, come lei unite da un intimo ed indissolubile legame alla personalità di chi le ha sapute immaginare, anche Arabesque sembra essersi spenta alla scomparsa del suo artefice: trasformata in albergo, utilizzata per matrimoni e feste private, noleggiata come location per il piccante reality show “Paradise Hotel”, o come set fotografico per un catalogo dei grandi magazzini Bergdorf Goodman, affittata per 11.500 dollari a notte, la villa stenta a ritrovare il suo vero destino e si accontenta di sbarcare il lunario travestendosi da sé stessa durante le superficiali escursioni organizzate per i turisti in visita alla baia che si riversano nei suoi interni ad ore prestabilite.

A giudicare dalla sua stabile presenza in cima alla lista delle proprietà in vendita dell’agenzia Barbara Waugh, oggi la villa non ha ancora trovato un acquirente, un amatore o – più correttamente – un nuovo amante deciso a restituirle l’energia di cui sicuramente è ancora capace. Orfana della sua epoca, e di quell’ edonismo Reaganiano che poteva dare un senso persino all’ingenuità dei suoi eccessi, Arabesque appare oggi svuotata da tutto ciò per cui era nata, ma ancora troppo avida di vita per non cercare un nuovo significato.

Ma in fondo non c’è fretta: in una favola è normale attendere per anni e anni un principe, capace col suo bacio di risvegliare una principessa addormentata. Quell’unico, inconfondibile, bacio perfetto che merita ogni grande passione.

Per saperne di più:

Francesco Catalano

Marketing manager per passione, interior designer per natura, blogger e autore per destino, vive tra un villaggio nel sud della Francia e l’Emilia Romagna. Direttore Marketing e Comunicazione di Novoceram, la più antica manifattura ceramica francese, studioso di marketing esperienziale e autore del primo libro sui Temporary Store. Accanto all’attività manageriale, svolge anche quella di interior designer nel suo studio dove applica i principi del marketing esperienziale alla progettazione di interni residenziali e commerciali. I suoi progetti hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali, tra cui la prestigiosa Etoile dell’Observeur du Design.
www.francescocatalano.it

2 Responses to “ARABESQUE OGGI: IL MISTERIOSO DESTINO DELLA FANTASIA”

  1. raphael sinai

    Dear Mr Catalano:
    I hope all is well. I enjoy looking at your blogs and website. They are great. I am trying to research the Villa Arabesque, Acapulco. It looked wonderful. In two of your blogs there appears to be a book that is opened with an image. Firstly of all the staff and the 2 elephants/obelisks and the Second image, shows the Camel table in another blog. I think with the Baron and Baroness.
    My question is – do you have a copy of the book and what is the title. We are research in UK design J. Antony Redmile whom made the pieces.
    Please can you advise.
    It would be great to hear fropm you.
    Sincerely,
    Raphael

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    • Francesco Catalano

      Dear Raphael,
      thanks for your interest: you could never imagine how glad I am that you write me this message concerning Anthony Redmile.
      I know his works since I was a child and I even had the chance to meet him personally in his shop in London many, many years ago. I think I still keep in some drawer the old copy of Architectural Digest with the article where I first see some of his masterpieces: I perfectly remember how I fell in love with them at the first sight… and that lead me to go and visit him in London.
      Despite this love for Redmile furniture and artworks I admit I never realized that the camel and the obelisks featuring in the pictures of my post are some of his his works, while in fact I admit they are completely in his style and spirit… so thank you very much for revealing me another proof of my tune with Sandra and Ricky De Portanova.
      The book displayed in my picture is one of my favourite books ever: it’s a copy of “Ricas and Famosas” by Daniela Rossel. I think you can still buy online the book, even if nowadays there are not so many copies around.
      I’ve never been able to get in touch with Daniela Rossel, the photograph and author of the book… so, if you’ll ever find a way to reach her, please tell her how much her pictures have influenced me and how much I would like to interview her for the blog.

      A small clarification: in the picture displaying a beautiful couple in the dining room, the man and the woman portrayed around the camel table are not the barons but Jana and Greg, actual owners of Villa Arabesque. I’m in touch with Greg by email, and if you need some more informations about these pieces made by Anthony Redmile I can try to keep you in touch with him too: he and Jana are very nice so I’m sure they’ll be glad to help you in your research about Redmile work.

      Thanks Raphael and …keep in touch!
      Bye
      Francesco

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